Chirurgia Funzionale e Stereotassica

Per Neurochirurgia funzionale si intende quella branca della neurochirurgia che si pone la finalità di migliorare sintomi neurologici prevalentemente di tipo motorio, modulando eletttricamente l’attività di centri nervosi (nuclei) o aree cerebrali. Tale neuromodulazione è stata resa possibile dalla diffusione della “stereotassi”, tecnica utilizzata per raggiungere con estrema precisione un punto predeterminato (target) all’interno del cervello.
La neurochirurgia funzionale stereotassica prevede l’applicazione di una anello meccanico rigido al capo del paziente, chiamato “casco stereotassico”, al quale vengono applicati dei sistemi di riferimento tridimensionali. Il paziente dovrà quindi eseguire una risonanza magnetica (RM) o una TC dalla quale verranno identificate attraverso un computer apposito le coordinate del cosiddetto target e la traiettoria migliore per raggiungerlo. Una volta raggiunto il target, si posiziona in quel
determinato punto un elettrodo con lo scopo di creare una stimolazione elettrica del nucleo o dell’area prescelta ed ottenere una risposta clinica. Nella maggior parte dei casi l’impianto dell’elettrodo avviene bilateralmente.
L’intervento avviene nella maggior parte dei casi, in regime di anestesia locale assisitita. Il paziente rimarrà quindi vigile e collaborante per tutto il tempo dell’intervento rendendo possibile una verifica clinica delle sue condizioni.
La scelta del miglior target possibile avviene grazie ad un monitoraggio/registrazione neurofisiologica intraoperatoria che ha lo scopo di descrrivere la migliore attività elettrica dei possibili targets ed escludere eventuali eventi avversi legati alla stimolazione elettrica diffusa ad aree limitrofe.
Gli elettrodi sono poi collegati ad uno stimolatore (l’equivalente di un PaceMaker cardiologico) impiantato sottocute a livello pettorale o addominale. Questa seconda parte avviene in regime di anestesia generale in quanto non è più necessario il monitoraggio clinico del paziente. Ogni impianto di questo tipo è completamente reversibile e completamente espiantabile.
I principali disturbi del movimento trattati con questa metodica sono il Morbo di Parkinson (tradizionalmente l’indicazione principale di questa chirurgia), le sindromi distoniche ( Distonia segmentale, Multisegmentale o generalizzata) ed i tremori essenziali.
Altre applicazioni della Stereotassi
La tecnica stereotassica per la sua minima invasività viene comunemente utilizzata per eseguire Biopsie di lesioni dal comportamento incerto (per definire l’iter terapeutico in assenza di una diagnosi nota) , lesioni profonde o di difficile approccio chirurgico. Un particolare utilizzo sperimentale della stereotassi riguarda l’evacuazione di ematomi cerebrali profondi , difficilmente approcciabili con approcci chirurgici convenzionali ma che possono essere facilmente evacuati con grande precisione grazie alla tecnica stereotassica. I nostri risultati clinici (davvero incoraggianti) dimostrano come questa tecnica, anche se non recente possa ricoprire un ruolo importante come tecnica miniinvasiva e di ultraprecisione ancora oggi.

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Ricostruzione 3D del sistema di localizzazione stereotassica di Leksell formato dal Frame e dall’arco. Accanto un’immagine intraoperatoria che mostra l’esempio di posizionamento in un campo chirurgico.

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Immagini Rm acquisite con casco stereotassico montato sul paziente e rielaborate sul sistema di neuronavigazione per identificare il target anatomico prescelto ( nuclei della base ad esempio) e la migliore traiettoria per raggiungerlo.

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Esempio di microregistrazione profonda dei nuclei della base, utilizzata per scegliere il target funzionalmente più vantaggioso dove posizionare l’elettrodo profondo.
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Un esempio di Risonanza magnetica postoperatoria che mostra in due proiezioni il corretto posizionamento degli elettrodi nel subtalamo , bilateralmente.

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